TRAMONTO A CANARY WHARF
Quell’estate dopo il lavoro, quando il giornale finiva la sua corsa quotidiana contro il tempo, usava salire al 21simo piano, entrare nella mensa e sedersi ad uno dei tavoli accanto alla finestra. Era nella citta’ da appena un anno alla ricerca di qualcosa che non ricordava. Frammenti di memoria si accatastavano disordinatamente nelle sua testa insieme, misti a storie da giornale di cui aveva perso I nessi.
La redazione si trovava nella Torre fatta costruire dalla Tatcher negli anni ottanta ad onorare l’inizio di una nuova area commerciale della citta’, di un nuovo sviluppo economico.
Un grattacielo-torre dalla struttura unica, penetrante, considerato dai piu’ sensibili il pene mancante.
A quell’ora la mensa era vuota, silenziosa, quasi sorpresa a riposare dopo il frastuono della giornata. Usava sedersi al solito tavolo all’angolo di sinistra dove poteva osservare le nuove torri innalsarzi davanti al paesaggio desolato della periferia londinese. La glorificazione dei peni mancanti, la realizzazione degli anni ottanta del secolo passato.
Avrebbe voluto sottrasi, essere parte di un paesaggio diverso, contribuire al nuovo millennio. Si, gli sarebbe piaciuto agire in modo nuovo……………………….
LA CASA DAVANTI AL PARCO
E’ un po’ di tempo che non si sente bene. Crede di non dormire. A lavoro e’ sempre distratto. Crede di alzarsi. Le notizie del quotidiano non gli interessano piu’, vuole agire in modo diverso. Crede di uscire. E’ notte. Le vie sono deserte.
22.00 p.m. Si e’ addormentato presto questa notte.
E’ spaventato dal buio. Il bambino corre. La porta non va aperta. La crisi inizia ad aprire una breccia. Corre, attraversa il parco, e’ buio. E’ attratto ad andare avanti sempre piu’ in profondita’. Gira a destra poi a sinistra ed eccola li’ la luce verde. La membrana e’ rotta, ecco la pazzia. Decide di entrare. Niente odori ne’ suoni, solo visioni.
Una donna sola davanti al bancone. Un bancone senza locale, senza clienti. La stanza e’ solo un bancone, un bancone curvo su se stesso. La donna pulisce bicchieri da cui nessuno ha bevuto e da cui nessuno berra’. La donna non ha gambe. La donna non lo vede perche’vede solo cio’ che conosce. La donna non fa azioni nuove. Lui si sdraia in mezzo al bancone, vede le lampade vittoriane, il soffito rosso e decide di toccarsi, su e giu’, vuole giocare, vorrebbe giocare con la donna. Tutto gira, il bambino corre e lui e’ stanco, sporco di se stesso…..Where is the woman?………Come here……….
8.00 a.m.- dddrrriiinnnnnn
Everything seems going around……………….. puo’ dormire ancora.
8.15 a.m – dddrrriiiiiinnnnnnn
Where is the woman?………………. puo’ dormire ancora un po’
8.30 a.m- dddrrriiinnnnnn
Shit is late…………….deve alzarsi. Va in cucina e mette sul fuoco la macchina del caffe’.
LA FESTA DI COMPLEANNO
La festa e’ in suo onore. Una settimana fa ha dato le dimissioni. Ha deciso di lanciarsi nel vuoto. Al giornale ha raccontato che ha avuto una proposta migliore, per questo va via. Invece non e’ vero. Non ha nessuna proposta, nessuna alternativa. Non aveva alternativa dall’inizio, non riusciva a trovare nessuna azione nuova che non fosse abbandonare il presente, con I suoi accadimenti, la sua contemporaneita’, le sue news quotidiane. Aveva deciso di agire in modo nuovo.
Non voleva nemmeno il futoro o il passato, ma cercava le pieghe, quegli spazi intermedi, dove credeva fosse possibile essere felici.
Voleva essere felice.
I pensieri si accavallavano in nodi inestricabili, mentre dalla terrazza guardava la sua festa. Guardava come quelle persone che lui pensava orribili, rilassarsi nell’incontro. Osservava incuriosito come tutto ad un’ tratto si stava innamorando di tutti loro, delle loro storie che non sie e’ mai preocupato di conoscere. Ora che nulla gli apparteneva piu’, che tutto era perso, riusciva finalmente a guardarli nella loro miseria e gloria. Si chiede dove sia stato tutto quel tempo, cosa avesse guardato, di cosa avesse parlato, come se per anni si fosse concentrato solo su costruzioni mentali.
Inizia a piangere, e’ come se fosse il suo primo compleanno, I suoi primi passi nel mondo. Si chiama Peter, one years old.
Happy birthday peter! Tanti auguri!!! Mangia la torta che ti abbiamo preparato con tanto amore. Guarda la nonna che tisaluta, e papa’, guarda papa’ si sta rotolando per terra solo per te, guarda che buffo. E a me non mi dai un bacio?……………..
PAURA DEL BUIO
E’ strano come sia impossibile quando si vive… pensare in modo cronologico. Quando tutti I sensi sono all’erta, quando la pelle I capelli, le unghie assorbono il presente, le tradizioni si perdono nell’oblio della storia lineare.
Mi ricordo di un tempo in cui il passaggio al futuro era scandito dalle tradizioni altrui. Certe volte mi soffermo nel ricordare come mi sia sempre sentito straniero nella mia stessa famiglia,alieno ai linguaggi che pensavo dovessero appartenermi.
Immagino un uomo passeggiare da solo nella notte, soffermarsi senza essere visto ad osservare una finestra illuminata. Quell’uomo sono io che prendo coscienza della mia estraineita’.
E’ tutto l’immaginario collegato a quello spazio di luce, a quel contenitore di esistenze che mi attrae. Mi sembra che solo nella non appartenenza ci sia la liberta’ necessaria per sviluppare la propria anima.
Ma poi improvvisamente appare quel senso di vuoto, il buoio, la paura.
Per questo ogni notte esco da solo a passeggioare senza nessuna meta se non quella di abituarmi al buoio, abituarmi ad essere circondato dal niente.
Qual’e’ la causa che rende questo mondo cosi’ di merda? E’ questa continua domanda che m’impedisce di condurre un esistenza distratta, di godere di un benessere che non mi appartiene, di un confort rubato ad altri. Ad ogni angolo c’e’ qualcosa un dettaglio, un avvenimento che rinfresca questa consapevolezza. La consapevolezza di essere tutti dei criminali senza saperlo, o senza volerlo sapere. Una massa di schiavi al servizio di una forza oscura di cui non conosciamo il volto.
E’ il volto della protezione, della promessa di essere salvati che ci ingabbia.
Paura del buio? Vieni qui tesoro della mamma, che ti proteggo io dall’orco cattivo.
Purtroppo per non c’e’ nessun orco cattivo e non si puo’ nemmeno scappare.
LA PREGHIERA DEL CAMMINO
Tutti coloro che vivono in me stanno scappando, correndo via attraverso la mia bocca. Li sto vomitando tutti, senza paura fino a che l’ultimo non sara’ uscito.
La mia bocca, aperta per un tempo infinito, lascia passare tutti questi piccoli esseri che corrono via, finalmente liberi dalla mia memoria.
Ora sono sola, con un’unica voce a dirigere la vita di questo misterioso corpo.
Mi sdraio sul mio letto e tutti I pensieri che solitamente abitano la mia mente sono silenti.
In silenzio incomincio a camminare, il mio passo e’ insicuro, sono spaventata dal futuro, ma in qualche modo continuo a camminare percependo il contatto dei miei piedi con il suolo.
Intorno a me e’ oscurita’ e l’unica reale sensazione legata al presente e’ data dalla pressione del mio peso sul terreno.
Sono ancora nel silenzio e continuo a camminare concentrata sul ritmo dei miei passi, fino a che arrrivo di fronte ad un albero…
…Li’…
…Mi fermo…
…Mi sdraio e sorridendo ti chiedo:
“Puoi percepire ogni tanto nella notte I sopiri della tua anima dall’oscurita’ della foresta?”
Sono felice.
MEMORIE DI GUERRA
Joshua: “Quanto tempo e’ passato da quando ti portarono via.?Non ho mai dimenticato il tuo viso. Ogni notte mi appare come per non farmi dimenticare .
Sarah: “Come puo’ succedere che quancuno possa negare il futuro?”
Joshua: “Io e te rappresentavamo cio che due popoli non riescono a considerare. Io e lei eravamo felici.”
Sarah: “Ho paura, ho paura dell’odio di chi inaridito dalla propaganda dell’intolleranza non vuole altro che il tanfo della Guerra. Ho paura che si portino via la memoria di cio’ che e’ stato. La memoria di me in te”
Joshua: “Hanno deciso il nostro destino ,I piccoli giochi puzzolenti di una corrotta classe dirigente hanno segnato per sempre il futuro di questo paese. Io non ti dimentichero’ perche’ sei tu che mi aiuterai a guarire dal dolore di una cicatrice infetta.”
Sarah: “Quel maledetto giorno caddi a terra sanguinante, persi coscienza. Nei deliri del mio coma vidi un uomo malmenarsi perche’ impaurtito dalla sua stessa ombra. Mi avvicinai sempre di piu’, quando fui vicina quasi a toccarlo mi resi conto che eri tu.”
“
Joshua: “Ti trascinarono via come un corpo senza vita. Urlavo, scalciavo fino a che tutto divenne nero.”
Sarah: “Mi risvegliai in una cella ancora sporca del mio sangue. Non risposi a nessuna delle loro domande, non confessai, mi uccisero.”
Joshua: “Lo so… Nel superamneto della paura trovo la speranza di andare avanti. Ho deciso di essere libero. Sarai sempre in me, la loro follia ti ha reso eternal nel tuo coraggio di opporti all’indifferenzza. Sei la luce che illumina il cammino negli oscuri labirinti dei deliri del presente.”
Sarah: “ Quando avrai bisogno di me torna in questo bar, io saro’ sempre qui ad aspettarti.”
IL CIRCO DELLA PREGHIERA
Galleggiando nell’acqua sporca dei miei incubi
Tu riempi il mio spazio vuoto
Scitillanti fili trattengono il mio respiro
La paura grida
“Fermati Fermati’
E’ troppo bello per essere fermato
Come un serpente inizio a strisciare
Intorno al circolo della tenda
Veloce piu’ veloce piu’ veloce
La sabbia la polvere aria maleodorante
Il sudore di angeli sporchi decaduti per il falso peccato
Il pibblico nudo si alza senza vergogna
Scuotendo I loro corpi, rigirandosi, tossendo,
Sudando saltano senza peso su di me
Ci tocchiamo l’un l’altro in una magnifica orgia
Mi fermo esausta rotolandomi nella sabbia, felice come in una preghiera
Guardo…il soffitto…e…tu…eri li’
Galleggiando nell’aria come una torre preziosa
Trattenuto dai scintillanti fili del mio respiro…
Voli via